OTOSCLEROSI
L'otosclerosi, detta anche
otospongiosi, è una distrofia (sofferenza
e degenerazione) delle strutture ossee del
labirinto.
E' generalmente bilaterale e colpisce in
genere soggetti giovani con maggior frequenza
di sesso femminile (il sesso femminile è
colpito con frequenza doppia di quello maschile).
A causa di questo processo osteodistrofico
si verifica un "blocco" (anchilosi)
del movimento della staffa nella sua sede:
la finestra ovale.
Cause
La malattia si trasmette con un meccanismo
di tipo ereditario, prevalentemente legato
al cromosoma sessuale X e ciò spiegherebbe
la maggior incidenza della malattia nelle
donne.
L'otosclerosi insorge spesso nella pubertà,
si aggrava con la gravidanza e soprattutto
con l'allattamento per cui ogni donna affetta
dalla malattia deve essere informata che
la gravidanza e l'allattamento dovrebbero
essere, per quanto è possibile, accuratamente
evitati.
Forse, nel determinismo dell'affezione,
sono in gioco anche fattori immunitari (intolleranza
verso il collagene).
Sintomi
I focolai otospongiotici provocano ipoacusia
(perdita di udito) con caratteristiche molto
particolari: dapprima di tipo trasmissivo,
si trasforma successivamenete in una forma
di tipo misto e poi percettivo a causa della
proggressiva sofferenza delle strutture
nervose cocleari deputate alla percezione
dei suoni (organo del Corti).
La malattia porta inevitabilmente ad una
perdita uditiva di notevole grado la cui
evoluzione può essere talvolta rallentata
da idonee terapie mediche.
Diagnosi
La diagnosi si formula in base ai dati anamnestici
e soprattutto ai risultati degli esami audiologici
(audiometria, impedenzometria). Oltre alla
ipoacusia i pazienti affetti da otosclerosi
accusano gravi e persistenti acufeni e,
saltuariamente, vertigini.
Talvolta l'evoluzione della patologia è
molto lenta, in altri casi il paziente va
ben presto incontro alla perdita totale
dell'udito (detta anacusia se monolaterale;
detta cofosi se bilaterale).
Terapia medica
La terapia medica si basa sulla soministrazione
a cicli ripetuti di composti a base di fluoruro
di calcio che sembra avere una certa azione
nel rallentare l'evoluzione del processo
di osteogenesi otosclerotico. Si usa nei
casi inziali quando non è ancora
indicata la chirurgia.
Terapia chirurgica
La terapia è esclusivamente chirurgica
e si basa sulla riabilitazione del movimento
tra staffa e finestra ovale (intervento
di stapedotomia con interposizione di protesi
a pistone).Una valida alternativa all'intervento
di
microchirurgia tradizionale è rappresentata
dalla tecnica laser con laser CO2
MICROCHIRURGIA
DELL'ORECCHIO E DELLA SORDITA' (COFOCHIRURGIA)
Si eseguono interventi che
appartengono a due grandi categorie tra
loro artificialmente suddivise in base agli
scopi che si prefiggono le operazioni:
Interventi di Cofochirurgia
- si eseguono nella otosclerosi e sono finalizzati
al recupero della funzione uditiva.
Interventi di Timpanoplastica
- si eseguono per la terapia delle infezioni
auricolari croniche, dei loro esiti e per
il recupero della funzione uditiva.
INTERVENTI
DI COFOCHIRURGIA
Si eseguono nella otosclerosi e sono finalizzati
al recupero della funzione uditiva.
Stapedotomia
E' attualmente l'intervento più eseguito.
Si opera sia in anestesia locale che in
anestesia generale con l'ausilio di un microscopio
ad elevato ingrandimento.
L'operazione si esegue attraverso il condotto
uditivo esterno senza tagli o cicatrici
visibili.
Si sposta delicatamente la membrana del
timpano dalla sua sede e si visualizza la
staffa più o meno danneggiata dal
processo otosclerotico.
Si asporta il collegamento della staffa
con l'incudine e si pratica un piccolo foro
sulla porzione della staffa che è
accolta nella finestra ovale (platina).
Si aggancia un piccolo pistone di materiale
inerte all'incudine e lo si introduce nel
foro praticato nella platina della staffa.
Il recupero uditivo può essere ottimo
nel 70% dei casi circa, buono nel 20% circa,
insufficiente nel restante 10% dei casi.
Stapedectomia
L'operazione è del tutto analoga
alla precedente; differisce solamente perché
si asporta completamente la platina della
staffa e si inserisce, per chiudere la finestra
ovale un lembo di vena del paziente prelevato
in precedenza.
La protesi a pistone viene da un lato agganciata
all'incudine dall'altro appoggiata sul lembo
di vena.
Si utilizza quando la platina della staffa
è molto fragile e quando essa si
frattura nel tentativo di praticare il foro
per la protesi.
Una valida alternativa all'intervento
di microchirurgia tradizionale di Stapedotomia
è rappresentata dalla tecnica
laser con laser CO2, nella quale
l'incisione sulla staffa per l'inserimento
del pistone viene praticata con il laser
a tutto vantaggio della precisone e di un
minor danno alle strutture.
E,
se il paziente non si vuole operare......,
che fare?
Se il paziente non intende operarsi
per propri moivi personali, l'unica alternativa
è quella di continuare con le terapie
mediche preventive con farmaci a base di
fluoruro di calcio e di sottoporsi ad una
applicazione di protesi acustiche in epoca
piuttosto precoce.
INTERVENTI
DI TIMPANOPLASTICA
Questi interventi si propongono
di ricostruire un orecchio medio chiuso,
completamente guarito dai processi patologici
preesistenti, in grado di trasmettere i
suoni con modalità che si avvicinino
quanto più possibile alle condizioni
normali.
Con questi interventi si provvede a creare
un neo-timpano senza perforazioni e si eliminano
le infiammazioni croniche (granulazioni),
le eventuali formazioni colesteatomatose
e le parti dell'apparato di trasmissione
della cassa timpanica (catena degli ossicini)
danneggiate dall'infezione.
I residui del martello, dell'incudine e
della staffa vengono utilizzati per ricostruire
una neo-catena tra il nuovo timpano e le
strutture del labirinto.
Miringoplastica
Consiste nella plastica delle perforazioni
del timpano nei casi in cui non sussistano
danni agli ossicini.
L'intervento si esegue in anestesia generale,
con l'ausilio di un microscopio (microchirurgia).
Si incide la cute dietro al padiglione auricolare,
si isola una guaina che riveste il muscolo
temporale (fascia del temporale) e se ne
asporta una discreta porzione (servirà
per la ricostruzione del timpano).
Dopo aver scollato il condotto uditivo esterno
dalla sua sede si raggiunge l'orecchio medio.
Si posiziona il frammento di fascia muscolare
al di sotto di ciò che resta della
membrana del timpano e si sutura.
La fascia aderirà in un periodo di
tempo compreso tra i 15 e i 20 giorni ai
residui del timpano creando un neo-timpano
perfettamente funzionante con un ottimo
recupero uditivo.
Timpanoplastica
E' un intervento utilizzato nella terapia
delle otiti croniche (colesteatomatose e
non).
La via di accesso e le caratteristiche generali
dell'operazione sono analoghe a quelle della
miringoplastica.
L'operazione si differenzia poiché,
per avere un campo operatorio più
ampio (data la maggior gravità e
diffusione dei processi infettivi o colesteatomatosi),
è necessario rimuovere con una piccola
fresa parte dell'osso situato dietro al
padiglione auricolare (mastoide). Segue
la ricostruzione della catena degli ossicini
che si può ottenere mediante l'utilizzo
dei residui degli stessi o di materiale
inerte (silastic, teflon).
L'efficienza dell'operazione nell'eradicazione
dei processi patologici è ottima,
il recupero uditivo è buono anche
se con molte variabili legate ai danni preesistenti.
Svuotamento radicale
timpano-petro-mastoideo
E' l'intervento più demolitivo che
si esegue sull'orecchio ed è riservato
ai casi in cui il processo infiammatorio
cronico (otite) o il colesteatoma distrugge
quasi integralmente tutte le strutture dell'orecchio
medio causando al paziente gravi ed irreversibili
perdite uditive.
Nell'operazione si crea una unica ampia
cavità tra il condotto uditivo esterno
(che viene di molto ampliato), l'orecchio
medio e la mastoide asportando tutto il
tessuto infiammatorio (granulazioni) e la
massa colesteatomatosa.
L'efficienza della operazione nella eradicazione
dei processi patologici è ottima,
il recupero uditivo è in genere scarso
o nullo in rapporto ai gravi danni preesistenti.