OTORINOLARINGOIATRIA e CHIRURGIA ESTETICA DEL VOLTO E DEL COLLO

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Sindrome del cavo orale urente (Stomatopirosi, BMS)

La stomatopirosi o sindrome della bocca urente (BMS dall'inglese burning mouth syndrome) è una malattia di frequente riscontro nella pratica clinica.

La caratteristica principale dei pazienti che ne sono affetti è che soffrono di un bruciore orale diffuso in assenza di lesioni mucose.

La stomatopirosi rimane per il medico un rebus nosologico di non facile soluzione.

Nell'eziologia della stomatopirosi sono stati chiamati in causa svariati fattori locali e sistemici. In alcuni pazienti è possibile identificare una o più cause ma nella maggior parte dei casi la malattia rimane idiopatica (senza causa certa). La patologia colpisce prevalentemente il sesso femminile con rapporto 7:1.

 

EZIOPATOGENESI (le cause e come si determina la malattia)

Nell'eziologia della stomatopirosi sono stati chiamati in causa svariati fattori locali e sistemici:

Fattori locali

  • Xerostomia (iatrogena o da sindrome di Sjogren)
  • Stomatite allergica da contatto
  • Traumi cronici da abitudini parafunzionali (bruxismo, ipermobilità linguale)
  • Allergia a prodotti per protesi dentarie e per otturazioni
  • Protesi incongrue
  • Lingua a carta geografica
  • Candidiosi del cavo orale
  • Gastrite cronica e reflusso gastroesofageo
  • Neurinoma dei nervo acustico
  • Nevralgia trigeminale
  • Disfunzioni dell'ATM (articolazione temporo mandibolare)
  • Effetti collaterali di farmaci (antidepressivi, antipertensivi, antistaminici, ipoglicemizzanti e B-bloccanti)

Fattori sistemici

  • Deficit vitaminici (B1 B2, B6, B12, acido folico e niacina)
  • Anemia sideropenica
  • Menopausa
  • Diabete
  • Ipotiroidismo
  • AIDS
  • Disordini di origine psicosomatica (Depressione, Ansia, Cancerofobia, Stress)

In alcuni pazienti è possibile identificare una o più cause ma nella maggior parte dei casi la malattia rimane idiopatica (da causa ignota).

Vista la maggiore frequenza della stomatopirosi nel sesso femminile in postmenopausa, è stato a lungo studiato il legame con il deficit estrogenico. Un'associazione tra variazioni dell'assetto estrogenico, alterata funzione delle ghiandole salivari (con modificazioni qualitative e quantitative della saliva) e presenza di bruciore orale è stata osservata in alcune pazienti, ma questi dati non sono stati sempre confermati.

Nei pazienti con stomatopirosi si osserva di frequente un'associazione con disordini di origine psicosomatica. Questi pazienti hanno una personalità ansiosa, introversa, tendente alla depressione, all'ipocondria e allo stress. Queste alterazioni si riscontrano di sovente nelle donne in menopausa e vengono aggravate dalla percezione della perdita della propria identità femminile. In questi soggetti si riscontra molto spesso una marcata cancerofobia. I meccanismi attraverso cui queste alterazioni della sfera psicologica possano tradursi in un disturbo somatico come la stomatopirosi sono del tutto ignoti. Resta il fatto che la malattia risponde positivamente all'impiego di psicofarmaci come le benzodiazepine e gli antidepressivi triciclici.


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ASPETTI CLINICI

L'incidenza della stomatopirosi è maggiore sopra i 50 anni e nel sesso femminile, con un rapporto M/F intorno a l :7.

La stomatopirosi non è mai stata osservata nei bambini.

I sintomi vengono riferiti come bruciore o dolore di gravità variabile, che può essere associato a secchezza delle fauci e a un'alterata sensibilità gustativa. Altre volte vengono riportate descrizioni bizzarre come "punture di spilli", "freddo tipo ghiaccio" e "carboni ardenti".

Le funzioni sensoriali quali la termica e la tatti le rimangono in genere inalterate. Il bruciore colpisce la lingua (specie il dorso e la punta), il palato, le labbra, le superfici mucose in rapporto con protesi mobili e più raramente il pavimento della bocca. Nella maggior parte dei casi il bruciore è generalizzato a tutta la mucosa orale.

La sintomatologia può insorgere in maniera improvvisa o graduale. Il bruciore talvolta è già presente al mattino e peggiora con il trascorrere delle ore, raggiungendo un'intensità massima nel tardo pomeriggio.

I disturbi solitamente hanno un andamento continuo con temporanee remissioni in coincidenza dei pasti. del sonno o di attività che distolgono l'attenzione del paziente.

Quando il bruciore è già presente al mattino la prognosi è peggiore. La durata del bruciore può variare da pochi mesi a svariati anni.

 

DIAGNOSI DELLA SINDROME DA BRUCIORE DEL CAVO ORALE

Nella valutazione clinica della stomatopirosi tutti i potenziali fattori eziologici non devono essere esclusi a priori e l'approccio diagnostico deve essere quanto più possibile approfondito. Ovviamente è molto importante escludere la presenza di lesioni mucose.

Inoltre è utile valutare la sede e le caratteristiche dei sintomi e la loro associazione temporale con possibili fattori quali: assunzione di determinati cibi e farmaci, trattamenti odontoiatrici, presenza di protesi e abitudini parafunzionali. L'esame obiettivo della cavità orale deve essere affiancato da esami di laboratorio quali biopsia, esami colturali, analisi della saliva, test allergici ed esami ematologici.

In sede di anamnesi è necessario sempre accertarsi che il paziente non stia assumendo farmaci capaci di indurre xerostomia quali antidepressivi, antipertensivi, antistaminici, ipoglicemizzanti e B-bloccanti o che non sia affetto da altre malattie come la sindrome di Sjogren.

La genesi psicosomatica deve essere presa in considerazione quando si siano escluse tutte le possibili cause organiche.


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TERAPIA DELLA B.M.S.

Non esiste un trattamento specifico e risolutivo della stomatopirosi.

Di volta in volta per ogni singolo paziente vanno individuati i fattori causali e quindi l'approccio terapeutico deve essere consequenziale.E' fondamentale informare il paziente sulla natura dei suoi disturbi e, specie nei pazienti cancerofobici, rassicurare che il bruciore orale non è causato da una neoplasia o da altre gravi malattie di origine sistemica.

Molti farmaci sono stati impiegati nel trattamento della stomatopirosi ma spesso in maniera del tutto empirica e con risultati variabili. Gli antistaminici, gli anestetici locali, possono essere di aiuto a calmare almeno temporaneamente il bruciore.

Utile è talvolta la somministrazione di farmaci a scopo di placebo.

Nelle forme su base psicosomatica l'approccio al paziente, prima ancora che farmaco logico, dovrà essere di tipo psicologico. Informare e tranquillizzare il paziente circa la benignità della propria condizione può servire a ridurne l'apprensione e il livello di ansia.

La somministrazione dì ansiolitici determina in circa il 70% dei casi un miglioramento del bruciore. Il farmaco di scelta è il clordiazepossido in dosi variabili da 5 a I0 mg 3 volte al giorno. Un altro farmaco utile è il diazepam con dosaggi compresi fra 6 e 15 mg al giorno.

Nei casi resistenti al trattamento con le benzodiazepine è ragionevole suggerire l'uso di farmaci antidepressivi sotto la guida del neuropsichiatra.


 

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